La sostenibilità ambientale, l’edilizia e l’abitare a basso impatto energetico

By 6 gennaio 2017Blog

Articolo scritto per EXPOCLIMA con l’arch. G. Forese il 30.10.2012

http://www.expoclima.net/special/3/_edifici_sostenibili_e_nuove_tecnologie_per_la_climatizzazione/sostenibilita_ambientale_edilizia_e_abitare_a_basso_impatto_energetico.htm

È oggi più che mai urgente che gli abitanti della terra imbocchino nuovi percorsi di vita, trovino nuove forme di uso delle risorse naturali per preservare la natura che ci ospita. Occorre ritrovare nuove sintonie con l’ambiente, allontanare la visione antropocentrica che vede l’uomo unico padrone degli elementi naturali, e abbracciare una poetica esistenziale che ri-conosca alla terra il ruolo di casa per l’uomo. È lei che ci ospita senza chiedere nulla in cambio se non il rispetto per ciò che esiste e che silenziosamente ci ascolta.

Nel 1987, il Brundland Report della World Commission on Environment and Development, concepì una memorabile e storica definizione del concetto di Sostenibilità. La definì come lo sviluppo che soddisfa i bisogni del mondo presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare, a loro volta, i propri bisogni. Già un antico proverbio africano recitava, in modo straordinariamente simile e concorde, “La terra non ci è data in eredità dai nostri padri, ma in gestione dai nostri figli”.

Nuove domande, nuove speranze e nuovi incubi, sorgono sull’orizzonte dell’abitare umano, domande che riguardano il futuro dei nostri figli, delle città, delle case e delle campagne. Esplorano un futuro che vorrebbe finalmente essere più sano ed equilibrato, attento alla dimensione domestica ed urbana come anche al destino delle foreste pluviali o dei deserti sahariani. La terra sta vivendo una profonda crisi e il settore delle costruzioni è in gran parte responsabile di tale destino. A livello Europeo ad esempio il settore edilizio é oggi tra quelli a più forte impatto ambientale se consideriamo che:
• assorbe il 45% dell’energia complessiva prodotta
• produce il 40% dell’inquinamento atmosferico
• consuma il 40% delle risorse non rinnovabili presenti in natura
• produce il 40% dei rifiuti

La realizzazione e la gestione delle ”case” sono dunque le principali responsabili dei gravissimi fenomeni di inquinamento urbano.

Fino all’entrata in vigore del DLgs 192/05 e DLgs 311/06, gli edifici costruiti negli ultimi decenni sono dal punto di vista energetico quanto di più inefficiente si possa immaginare:
• L’uso generalizzato di costose e deperibili strutture in cemento armato ed il ricorso a sistemi costruttivi, tecnologie e componenti edilizie sempre più leggere ed inconsistenti hanno determinato grossi problemi di ponti termici, di dispersione del calore e quindi di enorme spreco energetico;
• La mancata attenzione per i sistemi di ventilazione naturale e di esposizione solare ha determinato forti problemi di surriscaldamento estivo degli edifici ed il ricorso conseguente a sistemi di climatizzazione elettromeccanici fortemente energivori;
• L’indifferenza ad una corretta esposizione solare, anche quando questa è possibile, ha portato a ritenere ininfluente l’utilizzo dell’illuminazione e la ventilazione naturali nei luoghi destinati all’abitare (casa e lavoro) determinando problemi di salubrità e l’incremento dei consumi energetici;
• L’indifferenza per l’utilizzo di tecnologie a basso consumo di energia e per l’utilizzo di fonti di energia alternative.

L’entrata in vigore dei DLgs 192/05 e DLgs 311/06, recependo una direttiva comunitaria, ha imposto un limite al fabbisogno di energia primaria necessari alla vita degli edifici, espresso in kWh/m2.anno e la verifica dell’isolamento di pareti e tetto al fine di non disperdere l’energia prodotta.
In tutta Europa si va concretizzando la tendenza a valutare i costi energetici di tutta la filiera produttiva ed a provvedere alla loro riduzione, dalla fase di scelta e reperimento delle materie prime, delle risorse necessarie alla trasformazione, al trasporto, fino alla costruzione, manutenzione e smaltimento delle varie tipologie di fabbricati.

Per ridurre l’impatto ambientale ed il costo energetico complessivo del settore edilizio occorre da un lato favorire il recupero del patrimonio esistente e la realizzazione di nuovi edifici con criteri bio-eco-compatibili, che utilizzino cioè materiali e componenti ecologici, durevoli, non dannosi per la salute e usino energia proveniente da risorse rinnovabili; dall’altro, migliorare la coscienza ambientale della società, perché si orienti verso stili di vita meno dispendiosi e sostenga una domanda edilizia caratterizzata da requisiti ecosostenibili. Anche grazie agli interventi normativi, agli incentivi e facilitazioni pubbliche, il tema del costruire bio-compatibile e del risparmiare energia per produrre ed abitare continua ad avere attenzioni sempre più significative sia da parte di chi realizza case, che da parte di chi le richiede, le usa o le progetta.

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